SALUTI
Da domani sarò in ferie per una settimana, non potrò bloggare a meno che non trovi un Internet point che mi risulta scarseggino sulle montagne pistoiesi. Pazienza
La pace ha perso un sostenitore 
Tiziano Terzani, lo ricordo in una conferenza nella mia città (che poi era anche la sua); era appena tornato dall'Afganistan, dove infuriavano i bombardamenti intelligenti, per presentare il suo libro "Lettere contro la guerra". Vestito di bianco, come un asceta, grande barba, parlava della guerra che aveva appena lasciato e delle infinite guerre che in tutta la sua vita di giornalista corrispondente aveva visto e vissuto nel mondo; guardarlo ed ascoltarlo per me fu un'esperienza incredibile: un grande messaggero di pace, non lo dimenticherò.
"In Asia", il suo libro che ho amato di più, mi ha consentito di viaggiare con la testa, mentre aspettavo mia figlia, in quei luoghi che ho visitato e che avrei voluto visitare in futuro. 
"Un indovino mi disse": diario di un viaggio davvero insolito, per difendersi da una sorte preannunciata.
"La porta proibita": la cina con i suoi orrori e le sue meraviglie.
Adesso leggerò "Un altro giro di giostra", il suo ultimo libro sulla sua malattia, dove aveva previsto che prima o poi qualcuno sarebbe venuto a presentargli il conto dopo una vita di giri in giostra senza biglietto. Un saluto
CIAO TIZIANO!
Ho appena appreso dalla radio che è morto Tiziano Terzani nella sua Orsigna, sulle montagne pistoiesi. Ho letto molti dei suoi libri che mi hanno fatto viaggiare con la mente nei luoghi del mondo che più mi affascinano. Adesso non ho tempo, ma domani scriverò di lui (pargola e altro permettendo)
Congiunzioni (?) alla moda
Da qualche tempo noto che certe persone (quelli che .... parlare up to date fa molto figo, oh yes) usano in modo indiscriminato la locuzione avversativa "piuttosto che" anziché la vetusta congiunzione "e": "ho mangiato la trippa alla fiorentina piuttosto che lo stinco del maiale con le patate" dicono, intendendo che si sono fatti una bella strippata di interiora e un tocco di porcello, mentre io, banale parlante, capisco che ha preferito la pancia della mucca al vile maiale. Allora mi chiedo cosa direbbe il Nostro Divino Poeta di questi sbrodolamenti linguistici usati con tanta leggerezza?
e con idre verdissime eran cinte;
serpentelli piuttosto che ceraste avie per crine,
onde le fiere tempie erano avvinte

CUCINA JAZZ
Questo è il modo di cucinare che preferisco, l'improvvisazione. Si apre il frigo e la dispensa, si guarda cosa c'è a disposizione e si procede con gli accostamenti. L'altra sera avevo degli amici a cena e non avevo voglia di fare la spesa;
risultato:
riso basmati cotto pilaf: soffriggere un pò di cipolla in olio o burro, buttare il riso rosolandolo velocemente, poi aggiungere l'acqua (2 tazze per ogni tazza di riso) e coprire con un coperchio senza mescolare gli ingredienti, quando l'acqua è completamente assorbita il riso è cotto.
code di gambero saltate con olio e prezzemolo (da aggiungere a fine cottura)
seppie tagliate a listarelle e cotte con un battuto di cipolla per circa 25 minuti, aggiungendo alla fine un pò di vino bianco
zucchine saltate con un pò d'aglio ed una spolverata di prezzemolo
Si dispone tutto con un certo garbo in un piatto grande... e vai, in tre quarti d'ora la cena è pronta.
LAVORARE STANCA?
Sono qui, aria condizionata a palla, mucchi di cartacce inutili sulla scrivania, telefonate di gente che vuole consigli su come fare le cose più strane (d'estate è sempre così, si scatena la fantasia): "come faccio a vendere i cammelli al mercato?", "per fare l'ammaestratore di pulci ci vuole il bollo CEE?", "vorrei importare aria fritta dal Libano, mi serve l'autorizzazione sanitaria?". Mi sforzo a cercare risposte, e le meningi mi fumano. Nonostante le stranezze qui è tutto incredibilmente noioso. Dopo le elezioni è cominciato il totoassessori, (lavoro in un comune), poi il totodipendenti, sembra di essere al calciomercato: "ti frego un D3, ma in cambio ti lascio un C2, costa meno e lavora come un negro!" Biscardi e Mosca avrebbero abbondante materiale per una stagione di trasmissioni. Puah
LIBRI
Ho appena finito di leggere un libro che mi ha preso molto, Il petalo cremisi e il bianco di M. Faber; me lo ha consigliato un amico libraio i cui gusti spesso mi corrispondono. Non riuscivo a separarmene, è uno di quei libri di cui non vorremmo mai vedere la fine. Il titolo non ha spiegazione all'interno del romanzo, sembra che sia un verso del poeta vittoriano Artur Tennyson, ma non ne ho trovato conferma.
Mi riprometto di leggere anche il nuovo romanzo on the road di Faber, Sotto la pelle, per ora mi sto gustando La misteriosa fiamma della regina Loana da cui mi aspetto grandi cose.
Emozioni mattutine
Orrido ritorno in un orrido ufficio con orridi personaggi. Come dice il mio nipote acquistato "Il lavoro è fatica, la fatica è sudore e sudare fa male"
Perché partire se bisogna ritornare?
In fondo il mio babbo aveva ragione, non l'ha mai esplicitato, ma il concetto era questo.
Sono tornata dai luoghi dell'esilio napoleonico (non sant'Elena) con prole (una sola e più che sufficiente) e dolce metà . Dopo notti insonni e risvegli incazzerecci (la pargola ama la vita notturna) il ritorno a casa è ancora più sconvolgente. Diceva un mio caro amico viaggiatore che si torna col corpo in poche ore, ma per la mente il viaggio di ritorno è molto più lungo. In effetti, soprattutto se si torna da una meta lontana (jet leg a parte) il processo di adattamento alla quotidianità è molto più difficile. Ricordo un mio ritorno dal Pakistan dopo un mese di trekking in valli sperdute e brevi ma intense incursioni in città affollatissime e caotiche con guida a destra: tornata a casa il mio concetto di lateralità era decisamente confuso, attraversavo le strade guardando sempre dalla parte sbagliata. Nonostante tutto rimpiango quello strano ma piacevole disorientamento.