Il coraggio dello scrittore
Si riparte. Anche quest’anno farò parte della giuria dei lettori del
Premio letterario del Chianti, un evento che si ripete dal lontano ’87 e che ogni anno ha visto crescere la propria fama a Firenze e dintorni in modo esponenziale. I cinque libri in concorso sono già arrivati, ho iniziato a leggere il primo e gli altri quattro mi occhieggiano dalla madia. Vorrei essere uno di quei lettori veloci che riescono a divorare un libro in un giorno ed a ricordarne pure il contenuto; ma non si può avere tutto, così mi contento delle mie quotidiane pillole di lettura, perché, mi dico, in fondo questa è comunque una bella esperienza che da una parte mi dà un senso di onnipotenza e dall’altra mi fa sentire anche un po’ in colpa. Chi sono io per giudicare uno scrittore? Sì, ho qualche vaga competenza tecnica data da una lontana laurea in lettere e da un costante amore per la lettura, ma niente di più. Tuttavia è anche vero che chi, se non il lettore, può dare un giudizio su un’opera letteraria? Devo riconoscere che in tutti gli scrittori c’è una grande audacia ed una sorta di masochismo che li porta a sottoporsi a prove che possono minare nel profondo il loro amor proprio. Ricordo, in una passata edizione del premio, la faccia mesta di una concorrente che aveva ricevuto soltanto otto preferenze: la signora si consolò pubblicamente sostenendo che in fondo anche il suo poteva essere considerato un record …. negativo.
