Tramvia sì, tramvia no, l'Italia dei cachi
Ha vinto il sì, che poi voleva dire no alla tramvia (in Italia c'è qualcuno che è
nato apposta per confondere le idee), ha vinto per poco, ma d'altra parte in pochi sono andati a votare; anch'io non ho votato per vari motivi:
1) Mi faceva fatica uscire di casa e soprattutto non so dove ho messo il certificato elettorale
2) A cosa sarebbe servito il mio voto, tanto Dominici (come lo chiama Sgarbi) ha sempre detto che se vinceva il sì, cioè il no, non gliene poteva fregare di meno e se vinceva il no, cioè il sì, tanto meglio così
3) Sono favorevole alla tramvia, ma poiché tutti i giorni quando vado a lavorare mi sembra di giocare al gioco dell'oca (io lavoro nell'occhio del ciclone, proprio davanti alla futura stazione) ne ho pieni i cosiddetti di cantieri e deviazioni e soprattutto sono stufa di lavori che non finiscono mai
4) Non mi va di dare sostegno ad una giunta che tiene il sacco ad un manipolo di costruttori e faccendieri che da anni imperversano nei lavori pubblici fiorentini
5) Il mio non era un no, anzi un sì (non si capisce più nulla vero?) alla tramvia, ma un rifiuto verso gli incapaci arroganti che da tempo amministrano allegramente la nostra città, appellandosi ad una nuova materia giuridica, il diritto amministrativo creativo
No, non sono una Razzanelliana, me ne guardo bene, mi sento molto più una grillina, ma bisogna far attenzione, perché a Firenze, per l'Ascensione, i grilli li mettono in gabbia.
Cinofobia
All'università i cani non sono ammessi!

La sostenibile leggerezza dell’angolo giro
“La sostenibilità va declinata a 360° gradi”: mentre sfaccendavo intorno ai fornelli, con la “coda dell’orecchio” colgo questa frase pronunciata in televisione da un dirigente di Confesercenti al microfono di un impassibile giornalista. La prima cosa che mi è venuta in mente è stato Nanni Moretti mentre schiaffeggia una giornalista che gli parlava di “trend negativo” nel film Palombella Rossa; poi, ho tentato un’analisi in costituenti immediati (vd. grammatica generativa) del sintagma citato. Risultato: nulla assoluto. Mi chiedo, ma come si fa a declinare la sostenibilità: sostenibilita, sostenibilitae, sostenibilitae, sostenibilitam, sostenibilita, sostenibilità …. e se fosse neutro? Meglio non approfondire. E ancora, ma se la declino come faccio a sostenerla? Rischio di perdere l’equilibrio, e poi questo imperativo categorico mi risulta un po’ fastidioso. Quanto alla declinazione di 360° ho qualche difficoltà a capire come si fa a fare una rotazione completa contemporaneamente ad una inclinazione, sì, devo ammetterlo la matematica non è mai stato il mio forte e forse mi sfugge qualche concetto. E se chiedessi aiuto all’astronomia? Forse il tizio non parlava di “bottegai”, ma delle problematiche legate alla rotazione terrestre (di 360°) intorno all’asse inclinato e la sostenibilità era da riferire all’effettivo peso specifico dell’umano globo.
Tutto questo mi fa venire in mente la barzelletta dell’angolo retto che bolle a 90°.
Comunque sono bene accetti suggerimenti ed interpretazioni, buon divertimento.

La rificolona
Ieri notte Firenze era costellata di piccoli lumi rivestiti di carta, le rificolone, ed in ogni quartiere risuonava questa perfida canzoncina:
"Ona ona ona ma che bella rificolona
la mia l'è coi fiocchi
la tua l'è coi pidocchi."
Ogni anno si celebra la festa della rificolona con cortei di bambini che sfilano con le loro lanternine e cortei di bambini con le cerbottane e lo stucco che tentano di bucare le rificolone. La festa ha origini antiche, risale probabilmente alla metà del Seicento, quando i contadini della campagna fiorentina venivano in città per festeggiare la natività della Madonna nella Basilica della Santissima Annunziata. Oltre ad essere spinti dal pellegrinaggio, quella gente approfittava dell'occasione per venire a vendere la propria mercanzia alla fiera-mercato che si svolgeva l'indomani sulla piazza antistante la basilica, in via dei Servi e nelle loro immediate adiacenze. Per poter trovare, però, un buon posto che consentisse un sicuro e totale smercio dei prodotti che avevano portato, questi coloni partivano dalle loro abitazioni molto tempo prima e, nella notte, si rischiaravano il cammino con lanterne di varia forma appese in cima a bastoni, canne o pertiche. Le strane fogge dei ruvidi vestiti indossati dalle campagnole, dai larghi fianchi e dagli abbondanti seni e posteriori, provocavano allusioni, dileggio e quindi matte risate. Era un divertimento, a volte, smodato, diretto quasi totalmente alle povere "fierucolone" o "fieruculone" come venivano chiamate, sia perché partecipavano alla "fierucola" e sia per i loro vistosi sederi. Infatti se la radice "fiero" ha attinenza con fiera o fierucola, la desinenza "colone" o "culone" dovrebbe oggettivamente riferirsi a colone in quanto di campagna o, piuttosto, ai loro floridi posteriori. Per una sorta di traslazione di significato oggi a Firenze si usa dire ad una donna che si veste in modo vistoso e pacchiano "sembri una rificolona!"
Doccia scozzese
Ha vinto l'Italia.
Ha vinto la Costituzione.
Sport nazionale
Devo lanciare una spezza (ops, spezzare una lancia) in favore dei mondiali di calcio: quando ci sono le partite riesco ad attraversare Firenze in venti minuti (normalmente ci vuole un'ora e mezzo), se poi l'Italia perde è una vera pacchia: tutti a letto presto mogi e scornati; e soprattutto ...... niente fuochi artificiali dalle finestre. Wow!

Critical morning
Stamani sveglia alle 5, rapide abluzioni, caffè, biscottino e poi via sulla bicicletta per raggiungere
all’altro capo della città un gruppo di ciclisti desiderosi di vedere il centro di Firenze in una veste diversa da quella quotidiana, fatta di ingorghi, rumori assordanti e gimcane tra le auto. Sono uscita sperando di incontrare una città ancora sonnacchiosa e con gli occhi semichiusi, magari qualche auto sfrecciante sui viali deserti, e invece erano tutti già svegli e pronti alla consueta lotta quotidiana per arrivare primi al semaforo, primi al parcheggio, primi … sempre e comunque. Il giro non aveva un itinerario prestabilito, si è snodato per le vie del centro, tra camioncini con guidatori incazzati, qualche “ma andate a lavorare!” (alle 6,30 è un po’ prestino!), turisti mattinieri e pedoni frettolosi, e si è concluso (dulcis in fundo è proprio il caso di dirlo) in una bella pasticceria traboccante colesterolo e trigliceridi: insomma, un bel dolce di prima mattina non sarà troppo salutare, ma aiuta. Altroché se aiuta.
(foto di A. Chiavassa)
Dell’invecchiamento
Pensavo di essere immune dalla preoccupazione di invecchiare; fin da ragazzina ero contenta quando mi
dicevano che dimostravo di più della mia età e da adulta non ho mai tentato di nascondere i miei anni. Ogni volta che vado a tagliarmi i capelli il parrucchiere di turno tenta di convincermi a nascondere i miei sparsi capelli bianchi, ma io resisto: mi piace avere qualche filo qua e là, mi sembra un segno di saggezza. Da un po’ di tempo a questa parte, però, vedendo i primi segni di cedimento strutturale ho cominciato a guardare con occhio interessato i centri estetici e le pubblicità delle creme antirughe (continuo però a resistere alla tentazione della tintura). Brutto segno, mi dico, questo significa qualcosa che non mi piace proprio. Poi ho ricevuto un bel colpo basso: l’altro giorno sono andata a rinnovare la carta d’identità; l’impiegata dell’anagrafe ha preso la mia vecchia carta e mentre scorreva i miei dati parlava con un collega dello straordinario aspetto giovanile di una vecchietta che mi aveva preceduto; ad un certo punto mi guarda aggrottando la fronte e mi dice: “Di che colore metto i capelli?” ed io pensando che fosse incerta tra nero e castano dico: “Beh, hanno sempre messo castano …” e lei “Mmmm … brizzolati?!” la guardo come il detenuto sulla sedia elettrica guarda il boia “Vabbé, lo metteremo al prossimo rinnovo!”

Una bambina ben orientata
Stamattina ero in cucina a prepararmi un caffé, quando ho sentito mia figlia che si stava svegliando. Di solito si alza piuttosto contrariata e costringe me e suo padre ad escogitare ogni sorta di trucchetto per farla tornare di buonumore.
Il risveglio di oggi è invece stato stranamente tranquillo: la sentivo ridere con suo padre che le faceva i suoi consueti giochi di parole e le diceva una stupidaggine dietro l'altra. Ad un certo punto suo padre le ha detto: "Ridi Marta eh? il babbo ti dice un sacco di bischerate" e lei: "Sì babbo, come Berlucconi".
Ma come la fanno i trans?
Finalmente il Parlamento comincia a lavorare sui grandi problemi del paese!

L'assioma della segretaria
L'agenda non serve per pianificare i futuri impegni, ma per verificare che cosa si è dimenticato di fare.






L'ansia dell'attesa
Oggi mille pensieri mi attanagliano il cervello. 
"Comunque sia, per ogni evenienza,
ho riempito il frigo e la dispensa."
Canto propiziatorio
Deh gioite miei coglioni
oggi è tempo d'elezioni,
date addosso con furore
al pelato imperatore.
Non credete a sue promesse
di tagliar come la messe
ici, tasse e gabelloni,
ch'a pagar siam tutti buoni.
S'egli vince state freschi!
I suoi agi principeschi
mostrerà senza ritegno;
e per molcere il suo regno,
oh mostruosa verità,
anche il voto taglierà.
State attenti gran coglioni
quando alfine all'urna andrete,
se dell'unto i centurioni
a imbrogliar atti vedrete,
siate tosti, anzi cazzuti,
come suolsi dire ognor,
sfoderate gli attributi
per salvare il vostro onor.
Il solito maschilismo
Dopo l'ultima esternazione del Silvio, sulla rete e altrove girano appelli a formare gruppi di coglioni, si vendono magliette con su scritto "Sono un coglione", nascono ovunque mobilitazioni inneggianti al maschile attributo. E va bene, stiamo allo scherzo, sfruttiamo l'ennesima gaffe del cavaliere per girarla a pro nostro, ma mi rifiuto di autodefinirmi una cogliona! Così, per spirito di appartenenza al genti sesso il mio slogan pre -elettorale è:
SONO UNA TETTONA
e me ne vanto!

(disegno di Zop)
Viva i cartoni animati
Stasera secondo e ultimo duello tra Mago Merlino e Maga Magò, chi si beccherà la varicella?

Compra un uovo per sostenere la LAV
Va bene, quest'anno rinuncerò all'uovo della Lindt per sostenere la campagna della LAV contro i canili lager. L'1 e 2 aprile in varie piazze d'Italia saranno presenti presidi della LAV dove sarà possibile firmare le petizioni rivolte al Governo e alle Regioni ed acquistare un uovo con cioccolato e sorpresa provenienti dal mercato equo e solidale. Qui l'elenco delle piazze in Toscana.
Adozioni a distanza
Si adottano cani, tartarughe, foche, elefanti, rinoceronti e perfino piccole scimmie brasiliane, ma chi ci pensa agli artisti? Questa mi sembra davvero una buona idea.
Costretta ad una sola le sue punte .....
Oggi mi sento come un granchio abbandonato in un cesto, con le chele legate da un filo di ferro.

Primo match: 1 a 0 palla a sinistra
The day before
Domani è il giorno dell'aspra e singolar tenzone, e, zazzicando nella rete, ho trovato qualche simpatico giochetto propiziatorio, da sperimentare nell'attesa:

In questa poesia ogni verso è l'anagramma del titolo:
"Liberiamo l'Italia da Berlusconi"
Sì, con merda l'Italia buia ribolle
il lieto club brama soldini reali
l'unto così dirà mirabilia e balle
si dà arie, e brillano luci tombali
Rabbia stilla el milionario duce
lì il labaro Mediaset, l'incubo RAI.
Mentirà: l'idillio rosa abbia luce,
nella corsa lite, ira, il dubbio mai.
I dati: illusioni, barbarie, macello
nulla teme il Dio, liscia bori, bara.
Sia una ria imbecillità, bordello!
Rido. Sei nel limbo blu, Italia cara!














Sempre giocando con gli anagrammi:
Silvio Romano
v'inculerò il Bossi ramponi d’oro
e scrivi... sono bulli! dormo, rapino
il visino burlesco primo! non dar!
insolvibile scuro Armi pro dono (anche questo)
un visir cosi’ bello di amor prono (e questo pure)
il boss curvilineo
sono virus bellici
Boni, servi collusi (questo è mio)
Buon divertimento! (questo non è un anagramma)
Baruffe letterarie
Stimolata dall'ultimo post di Giannitos, aggiungo un contributo bloggosferico al tormentone Baricco-Ferroni-Citati, con il quale mi trovo sostanzialmente daccordo:
"Baricco ha proprio ragione" Confesso che sono stata una fan di Baricco quando conduceva le sue belle trasmissioni sui libri(Pickwick) e sulla lirica (L'amore è un dardo), e confesso anche che ho letto le sue prime prove letterarie e che mi sono anche piaciute; da City in poi ho smesso di seguirlo, perché sono arrivata alla conclusione che scrivere romanzi non sia la sua vera vocazione, ma che sia molto più bravo a guidare nella lettura dei libri, o a spiegare i segreti di un'opera. Con tutto ciò, credo che questi colpi bassi tra intellettuali siano una caduta di stile che non si addice al loro ruolo di depositari della cultura e che, se, come alcuni sostengono, Baricco ha approfittato di questa situazione per farsi pubblicità, ha fatto proprio bene. Insomma, anche nelle baruffe va mantenuto un certo aplomb.
Nei blog quasi tutti d'accordo
di LOREDANA LIPPERINI
Accade che, per una volta, non siano i fan di Baricco a difendere il medesimo, bensì coloro che nutrono persino riserve sullo scrittore, ma ne condividono le argomentazioni espresse nell'intervento di ieri su queste pagine. Nei blog, letterari o meno, capita dunque di leggere: "questo articolo mi ha fatto rivalutare tantissimo, ma veramente tanto, Alessandro Baricco" (Discanto), o "beh, lo ammetto. Di Baricco apprezzo più la verve, la vis polemica, di quel che scrive. Però, finalmente, un po' di sano scambio di idee" (Michele), oppure "(l'articolo) dimostra ancora una volta quanto Baricco sia magari un discutibile scrittore di letteratura ma invece un ottimo corsivista" (Massimo Mantellini).
Il fatto è che Baricco tocca uno degli argomenti caldissimi nei lit-blog: cosa è - dovrebbe essere - la critica letteraria: "la critica - sostiene nei commenti a Lipperatura la scrittrice Gemma Gaetani - non fosse altro che per onorare la sua etimologia, origine e legittimazione non soltanto linguistica ma pragmatica, dovrebbe separare il buono dal cattivo che ravvisa in un'opera (certo, occupandosene davvero); e un buon critico dovrebbe saperlo fare nello spazio breve di una frase come in quello mastodontico di una monografia".
Aggiunge FM: "Non mi interessa se Baricco sia bravo o no, se sia meritevole del suo successo. Non importa. La questione che solleva, "si critichi avendo letto", non solo avendo appena annusato, è importante". Sul suo blog, Wittgenstein, Luca Sofri definisce "formidabile" l'intervento. Con questa motivazione: "ammiro molto l'applicazione di alcuni nel mostrarsi migliori di quello che sono, o addirittura nel cercare di esserlo. Di non fare le cose a cui li spingerebbe "l'istinto", ma di scegliere quelle che ritengono più "giuste", e di esporle nella forma più equilibrata e intelligente, nascondendo il più possibile le proprie presunzioni, certezze e vanità".
Ovviamente, come è giusto, non mancano le voci critiche: che in molti casi, però, fanno leva su un argomento che lo scrittore aveva messo in conto. Ovvero, l'antica maledizione (ahi, molto nostrana) del Mercato, rigorosamente con la maiuscola, che fatalmente mai premierebbe i meritevoli o i portatori di valori.
Scrive Silvia: "Ah, ma Baricco ha ragione, ed è nuovo e cosciente del nuovo in un senso solo, ma molto importante. Lui sa qual è l'unica autorità, l'unico riconoscimento effettivo valido attualmente nel mondo. Non è forse il Mercato l'unico dio e non sono forse io suo figlio prediletto?". Ma questa, purtroppo, è ancora un'altra storia.
(2 marzo 2006)
Oggi
Nausea, mal di stomaco e mal di testa: oggi sono un mucchietto di ossa con un po' di pelle attaccata.
Non avrò mica l'aviaria?!
Ultime da Marta
Lo scorso pomeriggio è venuta a trovarmi un'amica a cui Marta è molto affezionata; mentre stavamo chiacchierando del più e del meno Marta le chiede: "Sonia, resti a cena da noi stasera?" "No", le dico, "Sonia stasera ha da fare, è venuta da noi a prendere un té" Marta mi guarda stupita: "Perché, a casa sua non ce l'ha?"
Cambiamenti (si spera!)

"Staaaasera mi butto, stasera mi butto ..." cantava Rocky Roberts, ed io stamani mi sono buttata davvero. Non in Arno, intendiamoci! Da giorni rimuginavo su una telefonata da fare, poi mi sono decisa, ho chiamato la "sig.ra Sandra" e mi sono proposta per lavorare come bibliotecaria presso una delle biblioteche più grandi del comune di Firenze. E che c'è di tanto strano, mi si dirà? C'è che io non ho mai fatto questo lavoro, anche se ne conosco tanti aspetti, ed ho sempre pensato che nessuno avrebbe mai preso in considerazione la mia voglia di farlo. Invece la sig.ra Sandra mi ha dato una piccolissima speranza, forse un appuntamento per un colloquio con il dirigente del settore interessato. Fino ad oggi non avevo avuto neppure il coraggio di provarci, per questo sono contenta, anche se non se ne farà di niente.
Se son rose, fioriranno! Speriamo che non siano cachi ....... (battutaccia televisiva)
IL RITORNO






Non so se si è capito come mi sento oggi!
... Questa m'è proprio garbata!!

SE ASCOLTO, DIMENTICO
SE VEDO, RICORDO
SE FACCIO, CAPISCO
(Confucio)
Quattro milioni di persone alle urne, una bella cenciata per il Polo (come si dice a Firenze)! Ieri sera sono andata a votare un quarto d'ora prima della chiusura: gli scrutatori erano stravolti e mi hanno fatto un po' tenerezza, certo non si aspettavano un'affluenza simile, chissà se hanno ricevuto un compenso o se hanno lavorato per la gloria. Comunque sia, i risultati sono di buon auspicio. Adelante!

Non voglio che tu sia lo zimbello del mondo.
Ti lascio il sole che lasciò mio padre a me.
Le stelle brilleranno uguali ed uguali ti indurranno
le notti a dolce sonno.
Il mare t’empirà di sogni. Ti lascio
il mio sorriso amareggiato: fanne scialo
ma non tradirmi. Il mondo è povero
oggi. S’è tanto insanguinato questo mondo
ed è rimasto povero. Diventa ricco
tu guadagnando l’amore del mondo.
Ti lascio la mia lotta incompiuta
e l’arma con la canna arroventata.
Non l’appendere al muro. Il mondo ne ha bisogno.
Ti lascio il mio cordoglio. Tanta pena
vinta nelle battaglie del tempo.
E ricorda. Quest’ordine ti lascio.
Ricordare vuol dire non morire.
Non dire mai che sono stato indegno, che
disperazione mi ha portato avanti e son rimasto
indietro, al di qua della trincea.
Ho gridato, gridato mille e mille volte no,
ma soffiava un gran vento e piogge e grandine
hanno sepolto la mia voce. Ti lascio
la mia storia vergata con la mano
d’una qualche speranza. A te finirla.
Ti lascio i simulacri degli eroi
con le mani mozzate,
ragazzi che non fecero a tempo
ad assumere austere forme d’uomo,
madri vestite di bruno, fanciulle violentate.
Ti lascio la memoria di Belsen e Auschwitz.
Fa presto a farti grande. Nutri bene
il tuo gracile cuore con la carne
della pace del mondo, ragazzo, ragazzo.
Impara che milioni di fratelli innocenti
svanirono d’un tratto nelle nevi gelate
in una tomba comune e spregiata.
Si chiamano nemici; già. I nemici dell’odio.
Ti lascio l’indirizzo della tomba
perché tu vada a leggere l’epigrafe.
Ti lascio accampamenti
d’una città con tanti prigionieri,
dicono sempre si, ma dentro loro mugghia
l’imprigionato no dell’uomo libero.
Anch’io sono di quelli che dicono di fuori
Il sì della necessità, ma nutro, dentro, il no.
Così è stato il mio tempo. Gira l’occhio
dolce al nostro crepuscolo amaro,
il pane è fatto di pietra, l’acqua di fango,
la verità un uccello che non canta.
E’ questo che ti lascio. Io conquistai il coraggio
d’essere fiero. Sforzati di vivere.
Salta il fosso da solo e fatti libero.
Attendo nuove. E’ questo che ti lascio.
L’asilo e nostro signore







Situazione: colloquio con le maestre della scuola materna di Marta
Luogo: squallida aula con giochi sparsi e di tutto un po’ attaccato al muro
Sensazioni: ahhhhh! voglio mandarla al nido fino a 18 anni!
Argomento: Marta a scuola, ma soprattutto l’ora di religione.
IO: mi stavo chiedendo, visto che per Marta ho chiesto l’esonero, che cosa farà durante l’ora di religione? MAESTRA: ehm, uhm, c’è qualche problemino, sa, sono solo in due, l’altro è un bambino musulmano ……. e poi, non fanno mica catechismo, cantano qualche canzoncina sulla pace, l’amicizia e l’amore.
IO: sì, ma Marta dove va, con chi sta? C’è qualche attività alternativa?
MAESTRA: ehm, uhm ……. no, come si fa a fare un’attività alternativa, magari si porta fuori dalla stanza quando parlano di Gesù.
IO: (mi si rizzano tutti i capelli, peli vari compresi, ma mi trattengo). Come, non è stato previsto niente, è incredibile!
MAESTRA: ….. e come si fa, non si può mica impegnare una persona per 2 bambini, e poi, se un giorno se ne ammala uno ….
IO: ho capito, se non voglio che Marta subisca le conseguenze di questa mia scelta sarò costretta a rinunciare.
MAESTRA: (visibilmente sollevata) eh, sì, sa, noi consigliamo …. sconsigliamo … tanto non pregano mica, insomma, in fondo la maestra di religione ci dà anche una mano.
IO: va bene (non va bene un cazzo, ho voglia di spaccare tutto, accidenti al Concordato e a questo paese bigotto) ci penserò.
Come direbbe mio nonno: una parola è poco e due son troppe
Ah, l'età .....
Mi capita spesso di dimenticare quanti anni ho, tanto che, talvolta, se qualcuno mi chiede l'età, devo riflettere qualche minuto, far mente locale, qualche breve conteggio, et voilà, 43. Sarà perché capita una volta l'anno, o forse perché l'età anagrafica non coincide con quella mentale, o forse perché l'arteriosclerosi comincia a fare capolino ..... insomma, quest'anno mi sono dimenticata di festeggiare il mio compleanno sul blog e stavo per dimenticarmene anche nella vita reale. Ma il mio dolce doppio non se n'è scordato, ed ecco che cosa mi ha scritto:
A Simo
Simo, rimembri ancora 
quel tempo della tua vita beata
quando la Marta ancor non era nata
e con gli occhi ridenti e fuggitivi
tu andavi per deserti
e i monti ognor salivi?
Sonavan le quiete
stanze di giorno
al tuo perpetuo canto
(la notte ancor dormivi)
e all'opre feminili stenta
pei clivi e per i colli
andavi assai contenta.
Che salite soavi
con la bici, che cori, o Simo mia.
Quale allor ci apparia
la vita umana e il fato!
Ma un giorno di brumaio,
fu forse un casto abbraccio?
Il ventre tuo animossi
successo era il fattaccio.
(A proposito il giorno in questione era il 16 settembre)
Sorpresa di fine estate
Torno dalle mie lunghe ferie, con la testa un po' confusa, la vogliadilavoràsaltamiaddosso, una certa ansia per tutte le cose rimaste da fare, ma soprattutto con una serie di buoni propositi per il futuro (tipo: scriverò di più sul blog, sarò più buona con la mamma, andrò a confessarmi una volta la settimana); apro il PC e comincio a zazzicare: la posta, poca roba e di scarsa qualità; il conto Fineco: dimolte uscite ed entrate scarsissime; il vecchio account di posta su Katamail, pieno di spam (pubblicità di psicofarmaci e Viagra); la posta di lavoro: sentenze, novità normative sui bottegai, ricchi premi e cotillon; e, dulcis in fundo il blog: ah, finalmente un po' di cose serie. Vado sul mio, in questi ultimi tempi decisamente disertato da me e dai miei sparuti ed occasionalissimimi visitatori, ripenso ai miei buoni propositi e poi rimando a domani (forse mi verrà in mente qualcosa, e poi, insomma, non me l'ha mica ordinato lo psicoterapeuta, scrivere è libertà, non mi rompete!). Visto che l'acqua scarseggia e la papera non galleggia ( in poche parole mi manca l'ispirazione) me ne vado in visita tra i miei link preferiti, la placida, giannitos, scaffaleaperto, zenblog, il Militante ….. Militante??!!! Al posto del suo blog trovo un epitaffio: “questo blog è chiuso per sempre. Il Militante è morto ma Orlando è vivo e vegeto e vi saluta tutti.” Non è possibile, forse è uno scherzo, è il titolo di una nuova sceneggiatura dell’Omicu, un perfido abbocco …. Insomma, non riesco a capacitarmi di quanto è accaduto, azzardo delle ipotesi:
- Ha vinto una Smart con i punti dello yogurt ed è fuggito in Grecia in un paese senza linee telefoniche
- La moglie ha partorito altri quattro gemelli e il Militante è crollato sotto il peso dei Pampers
- Gli hanno proposto una candidatura in Forza Italia (eventuale sostituto del Silvio) e lui ha accettato
- Il Forlivese l’ha accoppato
- E’ lui il finto pianista rinvenuto sulle coste britanniche
- E’ stato assunto all’Unieuro ed è partito col Gianni a fare proseliti
- Ha mangiato un’amanita ed ha perso la memoria
Chiunque abbia sue notizie è pregato di farsi vivo, in ogni caso mi auguro che Orlando prima o poi decida di tornare fra noi, anche sotto mentite spoglie. Ciao Militante, mi mancherai.
Stati d'animo e di corpo
Che succede quando ti va in tilt l'attività cerebrale? E' ciò che mi sta accadendo da qualche giorno,
ovvero da quando sono tornata a lavorare. I sintomi sono davvero inquietanti: una fame belluina, ricerca continua di una posizione sulla sedia tendendo comunque allo stravaccamento, rigetto di tutti i fogli sparsi sulla scrivania (nel senso che mi viene da vomitarci sopra), insofferenza verso i superiori con istinti omicidi, sfrenate fantasie su mete orientali, periodici brevi ritorni alla realtà con stupori e tremori e immediato ritorno alla più totale astrazione, progetti di fuga in villaggio maldiviano sulla scorta di "Velisti per caso", livelli di produttività meno di zero. Che fare? Zazzicare nei blog è come prendere il Buscopan quando hai una bestia che ti morde le budella; insomma, menomale che c'è Splinder, altrimenti, quando mi trovo in questo stato rischierei qualche gesto inconsulto.
Logica infantile
Ieri sera, di ritorno dalla campagna, mi accingo a fare il mio dovere di cittadina: andare a votare.
Mia figlia (quasi 3 anni) mi chiede:
“Dove vai?”
“Vado a votare, vuoi venire con me?”
“Sì, sì, anch’io a votare!”
Ce ne andiamo insieme verso il seggio elettorale e nel frattempo Marta si informa sui suoi diritti al voto. Le spiego che voterà quando sarà grande come sua sorella. Non le torna tanto perché ritiene di essere già grande, ma alla fine si rassegna.
Entriamo nel seggio e Marta mi accompagna in cabina; le faccio vedere come si vota e le faccio piegare le schede che poi consegna lei stessa agli scrutatori, con atteggiamento pieno di orgoglio.
Torniamo verso casa e Marta mi chiede:
“Mamma, ma allora andiamo a votare?”
“Ci siamo appena state”
“No, no!!” comincia ad arrabbiarsi
“Come, non ti ricordi, sei venuta con me in cabina e abbiamo votato”
“No, ma non c’era l’acqua”
“????”
“Uffa mamma, io volevo votare l’acqua”
Un po’ di umorismo non ci sta male, vista la imminente e prevedibile sconfitta; altrimenti non ci resta ……. che piangere. 
Agrafia da matrimonio
No, no, non mi sposo, è solo che il 4 giugno due miei amici, dopo anni di convivenza, hanno deciso di fare il grande passo, e così, tra breve dovrò scrivere il fatidico biglietto a corredo del regalo, magari trovando qualche frase spiritosa. Presa dal panico ho cominciato a spremermi le meningi per inventare qualcosa di originale, ma non è accaduto niente: evidentemente il matrimonio mi annulla la fantasia e mi immobilizza la mano. (Sarà un segno?) Bene, poiché mi sono resa conto che i tempi sono stretti, ho fatto una cosa meschinissima, ho digitato su Google "frasi per matrimonio" sperando in una qualche fortunata congiuntura astrale, ed ecco che cosa ho trovato:
Con la speranza che l'impegno che prendete oggi sia un <<SI>> alla felicità
di tutta una vita in due.
Dio vi ha donato un amore speciale da condividere... ...perché sapeva quanto l'avreste tenuto caro.
Oggi si avvera un sogno: siete sposi.
Amatevi sempre come ora.
Da oggi, due nuove stelle brillano nel firmamento dell'amore.
Su un cavallo bianco per splendide praterie. Sempre con la gioia e l'amore di oggi.
L'amore e la fede che vi uniscono al Sacro altare, siano legame eterno.
Non è il vostro Amore che sostiene il Matrimonio:
è il Matrimonio che d'ora in poi, porta sulle spalle il vostro Amore
Che il vostro Amore possa sempre aumentare... come le tasse
Finalmente il vostro sogno si è coronato.. siate felici ... sempre ... e se c'è qualche nube .. aspettate ritornerà il sole...
Che dire di fronte a tante insulsaggini? Mi sa che dovrò ricorrere all'inossidabile V canto dell'Inferno, Paolo e Francesca sono pur sempre il simbolo dell'amore eterno …… nel bene e nel male.
(Se qualcuno vuole aiutarmi gliene sarò eternamente grata)
Non ho tempo .....
Sono sommersa da tachipirine, avvolta in una nuvola di talco mentolato, tiranneggiata dal termometro, non dormo da tre giorni, motivo? La piccola si è beccata una varicella da cavallo, e come se non bastasse mi si è azzoppato il gatto. Tornerò su questi schermi quando la dea bendata deciderà di volgersi nuovamente dalla mia parte.



La sinistra ha stracciato il polo alle regionali. Ben presto si creerà un insanabile conflitto istituzionale: come farà il governo a gestire l'attività legislativa ed amministrativa senza entrare in contrasto con le regioni? Il federalismo si rivolterà contro chi l'ha sostenuto e sponsorizzato per anni sperando di dividere l'Italia. 
Sono piena di bollicine, sembro la strega Nocciola colpita dalle magie di mago Merlino: sono i postumi dell'uovo di Pasqua a cui non riesco a resistere. 

Amici ci aspetta una barca e dondola 
nella luce ove il cielo s'inarca
e tocca il mare, volano creature pazze ad amare
il viso d'Iddio caldo di speranza
in alto in basso cercando
affetto in ogni occulta distanza
e piangono: noi siamo in terra
ma ci potremo un giorno librare
esilmente piegare sul seno divino
come rose dai muri nelle strade odorose
sul bimbo che le chiede senza voce.
Amici dalla barca si vede il mondo
e in lui una verità che precede
intrepida, un sospiro profondo
dalle foci alle sorgenti;
la Madonna dagli occhi trasparenti
scende adagio incontro ai morenti,
raccoglie il cumulo della vita, i dolori
le voglie segrete da anni sulla faccia inumidita.
Le ragazze alla finestra annerita
con lo sguardo verso i monti
non sanno finire d'aspettare l'avvenire.
Nelle stanze la voce materna
senza origine, senza profondità s'alterna
col silenzio della terra, è bella
e tutto par nato da quella. (M. Luzi)
Oggi è morto uno dei più grandi poeti contemporanei, Mario Luzi.
UN SALUTO
C’è morto e morto
Mi ha colpito in questi giorni (sono malata e quindi vedo molti telegiornali) la morte per freddo di quel poveretto che protestava sulla Salerno Reggio Calabria contro l’apertura di una discarica. In questi stessi giorni giornali e tiggi hanno speso fiumi di parole e di immagini per la morte dei due poliziotti a Verona (per carità, mi spiace molto per loro) e per la morte di don Giussani (che non l’ha certo strozzato la balia). Del morto di Campagna non si è detto neppure il nome, non una fotografia, anzi, in un telegiornale qualcuno ha detto che era malato da tempo e quindi …. mal voluto non è mai troppo; come diceva Guccini non si merita nemmeno due colonne sul giornale.
Non dico che lo si debba considerare un eroe, ma in fondo protestava perché il suo paese non affogasse in mezzo ai rifiuti e poi aveva appena trentaquattro anni.
Ma cos’è questa vicenda a confronto dell’orribile notizia che la regina madre non presenzierà al rito civile di nozze di Carlo e Camilla?
Sognando lasagne
Sono partita con
qualche dubbio: ce la farò a non mangiare niente per due giorni?
Da tempo
progettavo con le mie amiche trekkers una due giorni di digiuno, ed eccoci al
dunque.
Da notare un
vantaggio immediato: non c’è da fare la spesa, non ci sono sacchetti della Coop
da caricare e scaricare dalla macchina, unici ingombri il sacco a pelo, qualche
tisana alternativa e libri a volontà. Ciò che conta è digiunare in compagnia,
magari leggendo a turno il manuale del perfetto digiunatore.
Comunque è vero
ciò che si dice, all’inizio non si fa altro che parlare di mangiare: manicaretti
regionali, nouvelle cousine, vini da meditazione, ma soprattutto caffè (quello
ci manca più di tutto il resto). Poi con una passeggiata, un po’ di tai chi,
una cantatina e qualche chiacchiericcio sugli uomini, si riesce a distogliere
il pensiero. In effetti uno dei principali problemi legati al digiuno è come
passare il tempo che altrimenti si spenderebbe a cucinare e poi a mangiare
(circa tre ore a pasto). La lettura collettiva è un’occupazione che certamente
aiuta, ma meglio ancora è spendere il tempo ad elencare i vantaggi del digiuno
e le sue conseguenze:
-
si evita
la consueta odiosa fila alle casse del supermercato
-
si
risparmia (così ci potremo comprare quel bel completino di pizzo nero che vale
almeno sei pasti)
-
si
riduce la produzione di rifiuti con evidenti vantaggi per l’ambiente
-
si
possono rimettere quei bei pantaloni ecrù che erano costati un occhio
-
il
partner ci guarda con ammirato stupore (o forse è compatimento, ma è bene
essere ottimisti)
-
il
cervello entra in uno stato confusionale (simile a quando ci si fa una canna) e
si pensa positivo anche se ci troviamo in una situazione disastrosa.
Vi sembra poco? A
conti fatti valeva la pena sentire i gorgoglii dello stomaco, pensare
compulsivamente ad una collana dei salsicce da arrostire su quel camino
tristemente vuoto, alzarsi la mattina col cerchio alla testa, le gambe molli e
la lingua di cartone.
Sì ne valeva la
pena. Ho perso due chili, ho ripreso l’influenza, mi son vista una bella
nevicata e con le mie amiche abbiamo deciso che il prossimo digiuno sarà in una
bella località marina, sì da vedere nell’immediato gli effetti del
dimagrimento.
Digiunate, gente,
digiunate.
Fatto!
Ebbene sì, ho fatto il test di ammissione al Master tutto rigorosamente on line.
Lo so, lo so, sono in ritardo, ma in questi due giorni mi sono dedicata alla famiglia, ai calzini, ai manicaretti (ovvero ho infilato le maniche nella minestra di verdure). Ma veniamo al dunque: l’esercitazione consisteva nel fare un articolo per un web magazine con target i giovani; argomento libero, massimo 3000 caratteri.
Ohibò, in un primo momento ho pensato: “Ma vaff….. o che roba è, ma io preferisco le mutande sudice e le camice da stirare (ecco il gene della casalinga che salta fuori)”
Poi ho chiamato il mio pigmalione (tranquilli, non ho un maiale con il pullover) ed ho chiesto sostegno. Lui, con la sua solita flemma mi ha illuminato (era la 12 illuminazione dopo le prime 11 di Celestino): “Perché non parli del blog?”
Cazzarola, perché non ci ho pensato subito? Mi è venuto in mente di tutto, persino un articolo sui Karate, gruppo americano che pare piaccia molto ai giovani e che farà un concerto a Firenze. Ma chi sono questi? L’unica cosa che ricordo del Karate è il mio esame di cintura nera, boh.
Poi eccoti lui, il flemmatico, che mi rivela l’acqua calda.
Comunque è andata, ho fatto un articolo sui blog e sono pure soddisfatta.
Anche se non mi prenderanno ed al travaglio usato dovrò far ritorno, almeno mi sono divertita.
Siamo al secondo giorno e, come direbbe Sifossifoco, un tira aria bona, un po’ perché tutti i fumatori da un pacchetto in su si sono riversati per le strade facendo schizzare i livelli di inquinamento ambientale ai massimi storici, un po’ perché l’astinenza forzata crea notevoli disturbi della personalità trasformando gli esseri più miti in potenziali omicidi pronti a tutto.
Da blanda fumatrice quale sono, per me non è cambiato un gran che, ma trovo molto divertente e stimolante guardarmi intorno spiando le facce dei colleghi al limite della tossicodipendenza e raccogliendo i commenti di fumatori, non fumatori ed ex fumatori. Sì, perché, da dopo il divieto si sono creati vari stili comportamentali che si possono riassumere nelle seguenti categorie.
Non fumatore democratico:
guarda con un certo compatimento il collega in astinenza, lo blandisce con
parole di conforto offrendogli un Bacio Perugina, gli garantisce che se non
fosse per i controlli, per lui, potrebbe anche fumare.
Non fumatore integralista:
sorseggia il cappuccino nel bar guardando con ghigno da iena fuori dal vetro i
fumatori che saltellano stringendosi il bavero del cappotto, con le mani
violacee per il freddo, avvolti nella propria nube tossica.
Fumatore all’acqua di rose (ovvero 1 o 2 dopo
pranzo fanno digerire): parla con nonchalance con fumatori e non,
sostenendo che ne può fare anche a meno (ah, ah, lo dicono anche quelli che
cominciano a bucarsi, e poi …)
Fumatori con dita gialline:
guardano dentro il bar con aria da cocker bastonato, ballonzolando su un
tappeto di cicche e passando da uno stato di euforia da degustazione del
“frutto proibito”, ad uno stato di
completa prostrazione causa freddo, emarginazione e dubbio amletico: “i 10 minuti
di pausa li passo a fumare o a fare colazione?”
Scherzi a parte, questo divieto così dibattuto non
sarà stata una grande trovata, ma certamente nel prossimo futuro darà un
bell’impulso agli affari dei dentisti e dei venditori di caramelle e gomme da
masticare.

LaggiĂą
La terra sarĂ sorvegliata
da piattaforme astrali
PiĂą probabili o meno si faranno
laggiĂą i macelli
Spariranno profeti e profezie
se mai ne furono
Scomparsi l'io il tu il noi il voi
dall'uso
Dire nascita morte inizio fine
sarĂ tutt'uno
Dire ieri domani
un abuso
Sperare flatus vocis non compreso
da nessuno
Il Creatore avrĂ poco da fare
se n'ebbe
I santi poi bisognerĂ cercarli
tra i cani
Gli angeli resteranno inespungibili
refusi.
(E. Montale)
Non sopporto l'informatica!
Questo template vive di una vita propria, di html non so proprio niente, ma ora comincio ad incazzarmi. Come cavolo si fa ad inserire delle immagini nel template? Ho cercato anche di cambiarlo, ma è stato un disastro. Sono frustrata come una casalinga di Voghera.
Lettera a Babbo Natale
Caro Babbo, lo so che quest'anno non sono stata uno stinco di santo, ho ripreso la militanza sindacale, ho sparlato dei politicanti che governano il mio comune, non ho ancora battezzato la mia figlioletta, ho pestato la coda al gatto con intenzione, ho guardato con libidine Richard Gere e Bruno Vespa, ho cantato a squarciagola la Marsigliese pensando che Fratelli d'Italia fa schifo ed ho avuto altri indicibili pensieri impuri, ma visto che bisogna perdonare chi sbaglia, vorrei che tu mi portassi quella collanona a forma di serpente della Breil che mi sembra tanto arrapante.
AUGURI A TOUT LE MONDE
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Dove sono finiti i librai?
Ieri ho avuto l'infausta idea di fare un giretto per il centro di Firenze con il preciso scopo di visitare la nuova libreria Seeber, appena inaugurata: delusione cocente. La vecchia sede di questa libreria era una sorta di luogo di culto, vecchi scaffali di legno scuro, commessi sapienti, luce giallina come quella dell'abatjour sul comodino, insomma, il posto adatto per il libri. La nuova Seeber è il classico supermercato, ci mancano i carrelli con il buchetto per infilare 1 euro, ma in compenso ci sono i cestini: un chilo di cipolle, una confezione di Dash e 5 libri, et voilà , la spesa è fatta; luci bianche che spalmano tutto, musiche fastidiose, gente dappertutto, nessuno per chiedere un consiglio. Morale: per riprendermi me ne sono andata alla libreria Claudiana gestita da un ex collega, un vero libraio, capace di intuire e soddisfare le necessità del cliente/lettore: lì si possono fare due chiacchiere, spulciare qualche indice e nel frattempo approfittare degli utili consigli di Pasquale. Be', devo dire che è un po' come andare a far la spesa dal pizzicagnolo all'angolo, ti devi sorbire un po' di chiacchiere, ma almeno non ti senti un essere trasparente in mezzo alla folla indifferente di un centro commerciale.

Natale e figli
Non mi piace il Natale con annessi e connessi, non mi piace riempirmi di cibo nelle case dei vari parenti, non mi piacciono gli addobbi, la corsa agli acquisti, lo scartamento coatto dei regali la sera della vigilia. Da anni, ormai, non facevo più l'albero, evitavo strippate e riunioni di famiglia, e talvolta me la svignavo verso mete lontane. Oggi, che ho una figlia piccoletta, ma abbastanza in grado di rendersi conto di ciò che la circonda (alberi, babbi-natale, ricchi premi e cotillons) mi chiedo se sia giusto imporle le conseguenze della mia repulsione per le feste e gli ornamenti. Forse dovrei pensare alla mia infanzia ed a quanto mi piaceva aspettare il Vecchio Barbone ed aprire i regali la mattina del 25. Tormentata da questi dubbi, e tutt'altro che entusiasta, ho comprato quattro palle di polistirolo con l'intento di farle dipingere alla bambina e poi attaccarle ad un albero che ancora non c'è. Che fatica! questa è la sensazione che prevale e guardandomi intorno, tra mamme intente a costruire addobbi, segnaposto ed a preparare regali per tizio e caio, mi sento proprio un pesce fuor d'acqua. Mentre mi dibatto in questi inutili problemi passa il tempo e chissà cosa penserà di me la piccola Marta. Speriamo che da grande non debba spendere un capitale dall'analista per scoprire che la sua mamma non le faceva godere le gioie del natale.
APPELLO
Aiuto, il Militante vuole chiudere bottega, chiunque passi da questo blog e vede questo appello cerchi di convincere il suddetto a non fare questo passo affrettato e irragionevole.
(Se mandi questo messaggio ad altri 10 bloggers entro 10 anni il tuo piĂą grande desiderio si realizzerĂ , se lo mandi a 5 entro 5 settimane ti arriverĂ a casa una forma di pecorino sardo, se lo mandi ad uno..... madonna che fannullone che sei, se lo cancelli e te ne freghi, mal te ne incoglierĂ (come diceva la strega di Biancaneve).)
Berlusconi ha un rivale nel Polo!

Il Polo ha scelto un nuovo candidato alla presidenza del consiglio per la prossima tornata elettorale. Finalmente un uomo che ha come obiettivo primario la giustizia sociale: Superciuk, che ruba ai poveri per dare ai ricchi, finalmente toglierĂ le pensioni sociali, diminuirĂ lo stipendio agli operai, porterĂ all'1% l'aliquota per i redditi superiori a 200000 euro e darĂ incentivi e finanziamenti alla sanitĂ privata.
Come diceva il buon Andreotti "lo stipendio logora chi non ce l'ha", meditate gente, meditate.
Dallo Zecchino d’oro al Nuper di Dufay
Avevo la pancia (non per un’indigestione) ed un certo giramento perché sapevo che di lì a poco la mia vita sarebbe cambiata; un’amica mi disse: “O perché non ti fai un bel corso di canto carnatico?” Io, sempre pronta ad accogliere certi suggerimenti, trovai proprio quello che faceva per me: cantare per accompagnare il dolore del parto, un’esperienza davvero singolare. Poi mi servì a poco, ma questo è un altro film. Di fatto la musica mi è sempre piaciuta, da bambina mi sciroppavo ore di Zecchini d’oro, Canzonissime e Sanremi e intanto, mio nonno, sarto ed appassionato di lirica, mentre cuciva i vestiti per le
Poi, qualche anno dopo, un amico mi fece ascoltare i Pink Floyd ed i Led Zeppelin (The song remain the same, wow!) e da lì in poi, per una sorta di evoluzionismo darwiniano, spesi i miei magri capitali in concerti degli Area, Pino Daniele, Manhattan Transfer, Banco, PFM, senza contare l’acquisto di quintali di vinile per ascoltarmi ad esaurimento Weather Report, Al di Meola, Gino Vannelli, Al Jarreau e chi più ne ha più ne metta.
Tuttavia, già a quel tempo non disdegnavo la musica classica; mentre preparavo gli esami all’università mi ascoltavo a palla none di Beetowen, notturni di Chopin, Sogno d’amore di Listz e tanti altri autori sconosciuti di altrettanti pezzi sconosciuti. Non ci capivo un acca, non conoscevo la musica (salvo brevi studi di triangolo a scuola e qualche stecca al flauto dolce) però mi piaceva un casino. C’era qualcosa che mi sarebbe piaciuto fare con la musica, ma ancora l’avevo identificata; intorno ai quarant’anni ho avuto l’illuminazione: cantare. Non potevo fare la solista, primo perché non ho le palle (per cause di forza maggiore), secondo perché sono ormai un po’ stagionatina, ma potevo cantare in un coro, e così è stato. Da quel momento sono entrata in un mondo di cui non conoscevo l’esistenza: in ogni angolo della città c’è un gruppo di cantori, o sedicenti tali, più o meno preparati, ma tutti rigorosamente non professionisti, che se ne vanno in giro per teatrini e chiese ad allietare o a distruggere i cosiddetti ad amici, parenti e casuali spettatori. Così, mi sono ritrovata con la pancia di nove mesi in un gruppo di simpatici squinternati a cantare Palestrina, Gabrieli, Monteverdi e il Nuper rosarum flores di Dufay nella bellissima chiesa del monastero di Vallombrosa, con la piccoletta che continuava a ruzzolare e scalciare, non so se per farmi smettere o perché le piaceva, (forse la seconda, perché oggi, fra le canzoni che mi chiede di cantare c’è anche il Gloria di Vivaldi). 
IN CONDOMINIO
Estratto da un regolamento condominiale:
I signori condomini sono pregati di rispettare le regole della civile convivenza e l'ascensore.
Come mantenere i rapporti di buon vicinato? Ecco qua un interessante suggerimento